• Wandering Retail

E-commerce vs Store

Sicuramente durante questi mesi di #lockdown la vendita on-line ha avuto una crescita esponenziale. Non si trattava più di una scelta comoda o pratica ( un'offerta più varia, la possibilità di sbrigare il proprio shopping mentre si attraversava la città in metro, o in attesa all'aeroporto), ma addirittura necessaria. Insomma, tranne che per i beni primari, non restava altro che darsi ad una navigazione interattiva per effettuare il proprio shopping.

Una necessità che ha aguzzato l'ingegno (o semplicemente la pazienza per chi come me è più refrattario allo shopping on-line), che è stata una vera manna dal cielo, ammettiamolo.

Così un pubblico non abituato agli acquisti in rete ha sperimentato questa nuova possibilità, e a molti è anche piaciuto.

Quindi cosa succederà ora? Per chi resterà una valida alternativa ( ma pur sempre e solo un'alternativa), e per quanti invece sarà un nuovo modo funzionale e diverso di fare shopping? A questo potremmo rispondere con certezza solo nei prossimi mesi, intanto possiamo solo fare qualche ipotesi e riflettere insieme.

Il 18 maggio ha segnato la riapertura per molte attività, e complice il desiderio di riscoprire rapidamente quel piccolo piacere di gratificarsi con un po' di shopping, le strade principali di molte città avevano la fila davanti ai negozi di abbigliamento e non solo. Una fila educata, in mascherina e in attesa di poter varcare solo la porta di quel negozio a cui, fino a poco tempo fa, avevano libero accesso infinite volte al giorno (chi di noi non è entrato almeno in un'occasione per più di tre volte nello stessa giornata in un negozio? la prima chiacchierando con l'amica, la seconda dicendosi: perché no? torniamo a provarlo? la terza, molto probabilmente per acquistare finalmente); dall'altra parte nessuna offerta eccezionale (non è periodo di saldi, e quest'anno molto probabilmente le regole si ridisegneranno anche in questo senso), nessun lancio di un prodotto tanto atteso o evento ad esso legato. Allora cosa?

Solo il desiderio di ritrovare una banale e rassicurante abitudine. Entrare in un negozio, guardare i modelli, lasciarsi ispirare e uscire con un gratificante sacchetto che in questo momento ha più valore dell'acquisto stesso: sono uscita a fare shopping (non una necessità, ma un piccolo piacere ritrovato).

Ed eccoci qua, questo è il punto.

Se il commercio on-line (funzionale, pratico, a volte addirittura conveniente) è una stata bella scoperta per alcuni, una straordinaria conferma per altri, anche il negozio fisico conferma il suo ruolo: la ricerca di un piacere (un momento diverso che nessun portale potrà mai darci. Un piccolo viaggio a portata di mano).

L'#esperienza d'#acquisto, dunque. Quella che nessuna realtà virtuale potrà mai veramente darci.

Il commercio al dettaglio riscopre il suo potenziale, e questa è una bella conferma, ma attenzione a non sciuparla.

E' un'occasione. Una nuova #occasione. Il #coronavirus ci ha fatto riscoprire delle abitudini o possibilità (spesso messe da parte), che davamo per scontati. Ora sta a noi a non dare per scontati i nostri clienti. Mai come in questo momento la necessità di un acquisto ha toccato delle percentuali minime, ma c'è una nuova necessità, più urgente e importante: quella di una scelta, la scelta di una "banale vita normale".

Io personalmente non mi sono ancora addentrata nelle vie commerciali del centro, non ho ancora fatto questa esperienza post #covid, ma colleghi e amici mi hanno chiamata per condividere la loro (tra attese, perplessità e qualche inquietudine). Molti negozi (grandi catene come H&M), hanno tolto la possibilità della prova (si può comprare e provare a casa); una scelta intuibile: alleggerire il flusso e snellire i tempi. Ma ecco che nasce la frustrazione: se non posso veramente toccare quello che sto scegliendo (i guanti tolgono ogni possibilità di affidarsi al tatto), se non posso vivere il piacere di #provare in cabine dagli specchi snellenti e la luce un po' soffusa), se non posso chiacchierare almeno con la commessa, che mi consigli e accompagni in questo viaggio, cosa posso fare veramente? Uscire con il sacchetto ma svuotato di tutti i significati di cui avrei voluto caricarlo.

Eppoi, in un secondo momento, ecco che arrivano le perplessità: ma il capo che ho comprato era disinfettato? E per il cambio come funziona? Sarà disinfettato anche il reso?

Aprire si, ma##prepararsi in questo caso è più che mai fondamentale. Preparare lo spazio, formare il personale (regole nuove, come gestire il cliente, come parlargli e fargli dimenticare mascherina e gel disinfettante), sono piccole cose ma molto necessarie.

Se le grandi catene diventano solo funzionali, si corre il rischio di tornare dietro lo schermo del proprio pc o telefono per comprare.

Ma resta la speranza che i piccoli negozi abbiano fatto meglio. Vogliano fare meglio.

Step by step, impareremo a costruire una #nuova #sellingceremony .

Nuova e necessaria.

E mentre si ridisegnano i linguaggi e le nuove abitudine, l'e-commerce ringrazia e riconosce il merito al negozio fisico di quella esperienza compensativa e fondamentale che solo l'#umano sa regalare. #Raccontando. In senso lato (dal visual merchandising, all'accompagnamento, allo #storytelling).

Così proprio in #Italia nasce un #algoritmo per riconoscere al negozio fisico quell'effetto contenitore di storie, che il web non riesce ad avere. Si cerca sempre e comunque un'esperienza d'acquisto, anche se poi magari si compra on-line.

E questo è un dato di fatto.

Vi lasciamo allora con l'articolo che #fashionjob ha pubblicato sul lavoro della Velvet Company e di quello che è stato definito l'algoritmo salva negozi:


https://it.fashionnetwork.com/news/Velvet-media-lancia-l-algoritmo-salva-negozi-d-abbigliamento-e-lo-showroom-virtuale-di-museum,1215782.html


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