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Il potere evocativo della vetrina

Actualizado: 15 de jun de 2020

Spesso ci piace immaginare la #vetrina come un #acchiappasogni: ha il potere di #raccontare una storia, #evocare un immaginario, sviluppare delle #attese, e soprattutto, quello di fermarci, fosse anche solo per trenta secondi, durante il nostro passaggio rapido e a volte distratto, per strada.

Ci "ferma" nel senso proprio del termine, e ci parla.

Tra le #formazioni che teniamo sul #visual #merchandising, ne abbiamo una che associa la vetrina nel suo senso più #evocativo, all'#iconografia (l'iconografia della vetrina).

La vetrina racconta con parole mute, con la forza inarrestabile dei #simboli, delle #immagini; il prodotto finale non è semplicemente #esposto, ma #celebrato.

Quello che viene raccontato non è solo il vestito proposto o il set di piatti, ma la loro #ispirazione: l'origine di un'idea di una #collezione, l'#identità del #brand e (ancora!), ha il potere di rispondere ad un'#attesa che come #clienti non sappiamo ancora di avere.

La vetrina ha il compito di cominciare ad evocare l'idea del famoso #viaggio, invitarci ad entrare nel #negozio con il desiderio di vivere un vero e proprio #spaesamento.

Ironica, poetica, lirica, irriverente: non importa.

L'importante è che ci parli, che ci fermi, ci interroghi.

Abbiamo ritrovato delle bellissime foto delle vetrine di Natale del gruppo #Maxmara (le foto sono state scattate a #Milano nel dicembre 2019), una per #MaxCo, l'altra per #Iblues, e abbiamo deciso di usarle come un (efficacissimo) esempio. Le vetrine a #tema natalizio sono tra le più difficili da realizzare: tutto sembra esser stato già detto, già evocato, o peggio, raccontato con una terribile banalità, senza riuscire più a trovare niente di nuovo da dire.



Bene, questo è l'esempio di un'evocazione ad ampio respiro: la vetrina corale di Max&Co può ricordarci una sfilata sulle rampe delle scale di #PiazzadiSpagna a #Roma, o un coro di personaggi femminili sui gradoni di un teatro antico. Ci lascia lo spazio per una personale #interpretazione, ci lascia immaginare.

La seconda cambia completamente di registro, ben in linea con l'identità irriverente di I-Blues (la linea più dinamica e creativa di Max Mara):



una spazio senza tempo dove i suoi personaggi conservano uno spirito infantile rispetto alla feste natalizie: la lettera (le lettere!) a babbo natale. Una lunga lista dei desideri.

(Ma queste lettere sono state inviate dalle nostre protagoniste o le hanno invece ricevute? Sono le autrici di questi sogni di carta, o invece rappresentano tante giovani Santa Claus?)

Resta ancora una volta l'ambiguità di una storia che possiamo leggere in modi diversi, e che può rispondere ai differenti immaginari onirici di ognuno di noi.


Una specie d'introduzione a una favola: c'era una volta... e basta entrare in #negozio per scoprirne il seguito.

(Una piccola anticipazione: il prossimo appuntamento sulla vetrina come linguaggio iconografico sarà sul tema dei #saldi)

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