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La persona giusta (la perla rara)

Actualizado: 5 de ago de 2020


Spesso i #CV possono rispondere in maniera subliminale ad un'altra domanda che sappiamo già di avere. E spesso, può presentarsi a noi un #profilo con delle #skills molto più alte di quelle di cui abbiamo bisogno nell'immediato. Ma visto che il nostro lavoro è quello di #anticipare, anticipiamo. Anche perché questa può rappresentare una #bellaopportunità per noi e la nostra #azienda.

Integrare qualcuno nel nostro #team, valutando già un suo possibile #riposizionamento, utilizzando il periodo intermedio per #formarlo e #integrarlo nella nostra #squadra, lasciargli il tempo di conoscere bene l'azienda e i suoi #valori, è #strategico in una visione a medio termine e ci permette di pianificare una #crescitainterna.

Fin qui credo sia un'attitudine in cui si riconoscono in molti.

Ma se il nostro #candidato ideale ha tutte le skill che cerchiamo (o addirittura ha dei valori aggiunti), ma è uno straniero (quindi con una scarsa padronanza della nostra lingua)?

Spesso, a questo punto, un dettaglio diventa un grande problema. La famosa macchia nera. Nel #retail il #linguaggio è sicuramente molto importante; comunichiamo attraverso una terminologia differente che può prevedere sia un linguaggio molto #tecnico, sia una necessaria #affabulazione (#storytelling), quindi questa macchia nera può diventare rapidamente motivo di esclusione. Anche se davanti a noi si trova la famosa #perlarara.

Oggi ci piacerebbe condividere un'altra #casehistory -ancora una volta molto personale- (sempre legata alla nostra esperienza diretta in #negozio): un bel esempio del valore della #fiducia e della #formazione in senso lato.

Ero alla ricerca si un #commesso per 20h per qualche settimana, e allo stesso tempo avevo una ricerca aperta per un #viceresponsabile, perché la mia ci avrebbe lasciato di là a poco per trasferirsi altrove. Per caso, tra i vari cv ho trovato quello di una giovane donna: un'#esperienza importante a #Dubaï, una formazione nel #lusso e #inglese #bilingue.

Pur essendo la nostra un' azienda di media gamma, avevamo un #prodotto molto particolare e con un prezzo medio piuttosto alto, quindi la nostra filosofia richiedeva un eccellente #servizioclienti. Motivo per cui il suo curriculum mi aveva colpito, così la chiamai per fissare velocemente un #colloquio.

Ho un ricordo ancora molto nitido di quella giornata, anche se ormai sono passati molti anni. Lei si chiamava Mayebell, di origini filippine, arrivata da poco in #Francia.

Ero l'ultimo di una serie di colloqui senza seguito, perché sembra che tutti i selezionatori avessero avuto un fermo sullo stesso dettaglio: il suo francese era molto elementare.

Ma per me, (straniera arrivata in Francia col medesimo problema, e che aveva avuto la fortuna di trovare qualcuno che avesse creduto in lei), questo non rappresentava un limite, anzi; perché vedevo in quell'assunzione a 20h la possibilità di #testare, #formare e #integrare la mia futura vice. Dopo due settimane di lavoro insieme, ero assolutamente persuasa che finalmente avevo trovato il mio nuovo braccio destro.

Avevo quindi chiamato il mio #HRD, una persona straordinaria e con una grande capacità di ascolto (perché, ammettiamolo, queste circostanti sono anch'esse importanti), e gli avevo chiesto di incontrarla. Il suo feedback fu più che positivo, ma anche lui aveva messo l'accento sul problema della lingua. Come avrei potuto confrontarmi con lei? E il team? Per sostenere il colloquio avevano dovuto parlare in inglese perché il suo vocabolario non le permetteva di sostenere una conversazione approfondita.

Di fronte a questa giusta obbiezione è nato il nostro piccolo défi: gli ho chiesto un mese di tempo per aiutare Mayebell con il francese, perché non c'è scuola migliore di quella dei clienti stessi.

Termino rapidamente la mia storia (vi chiedo un altro minuto di pazienza!).

Il mio HRd tornò il mese dopo così come convenuto, e si ritrovò davanti ad una persona che padroneggiava molto meglio la lingua, eravamo ancora lontani dalla perfezione, questo è certo, ma riusciva a sopperire la mancanza di eventuali vocaboli con delle metafore o semplicemente utilizzando termini che le erano più familiari. Non si trattava sicuramente di un miracolo, ma solo di un #lavorocorale fatto con tutta l'#équipe e con l'aiuto dei #clienti stessi.

La nostra #comunicazione è fatta dal #linguaggioverbale, che sicuramente è importantissimo, ma anche da quello #paraverbale. Se la persona che ha dei limiti nel linguaggio, ha però una bella #empatia, riesce a comunicare molto rapidamente in maniera diversa, e il cliente stesso si ritrova a vivere il famoso #spaesamento, nonché una bella esperienza d'acquisto (che è lo strumento fondamentale della #fidelizzazione).

Le vendite di Mayabell erano piuttosto importanti, e in più le permettevano di imparare a confrontarsi con sé stessa, imparando a comunicare sia con i clienti che con il #team.

Per tutto il resto, #procedure, #accompagnamento e #crescita, c'ero io.

Mayabell rimase con me meno di due anni, perché ad un certo punto la nostra società aveva deciso di premiarla affidandole la responsabilità di un negozio tutto suo. Stava #crescendo ancora.

Cosa resta di questa storia?

A parte un bel ricordo per me, la certezza che con la formazione e l'accompagnamento possiamo "esplodere" il #potenziale del nostro #personale e che spesso, la perla rara già fa parte del nostro team, bisogna solo aiutarla a manifestarsi.


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