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To be continued: il volto nuovo delle abitudini

Actualizado: 5 de ago de 2020

“Non sapersi orientare in una città non vuol dire molto. Ma smarrirsi in essa come ci si smarrisce in una foresta, è una cosa tutta da imparare.” Elena Ferrante- Frantumaglia


Tutto era finalmente passato. Come una bolla sporca era esplosa lasciando una piccola patina che non riuscivo ancora a cancellare. Vischiosa e collosa, come il sapone di cui erano fatte quelle belle e lucenti di quando ero bambina.

La vita era andata avanti. O meglio, avevo recuperato tutto quello che era rimasto sospeso, appeso ad una specie di filo trasparente, da quando era scattata l’emergenza.

Un po’ come quel gioco di quando eravamo piccoli, fulmine. Si correva sparpagliati ognuno nel suo senso, ma quando venivamo toccati dal bambino «fulmine», dovevamo restare immobili e tenere la posizione che avevamo nella corsa. Delle statue di carne, immobili, fino alla fine del gioco. Fino alla vittoria libera tutti.

E questa vittoria c’era stata. A poco a poco si era ripreso tutto da quei punti di sospensione. To be continued.


Ripresa la vita normale, gli aperitivi con gli amici, le passeggiate, le giornate in ufficio con scadenze vecchie e nuove, con i colleghi di sempre. Con le vecchie abitudini. Eppure nulla aveva il sapore di prima.


Qualcosa era cambiato. Qualcosa doveva cambiare. Mi sentivo diversa, come una frantumaglia.


Era uno di quei giorni in cui ero spenta. Mi sentivo piena di una nuvola grigia, mentre gironzolavo tra le strade adiacenti all’ufficio. Quelle insegne colorate, le vetrine invitanti erano solo come fulmini di vita che si aprivano attorno a me, e da cui mi sentivo tagliata fuori.

13h07, un’ora e mezza di pausa pranzo da riempire, e non solo. E quel senso di insoddisfazione da spegnere. Era una di quelle giornate che non si sa perché, ma va così. E non si sa perché entri proprio in quel negozio di cui ignori l’insegna e dove non ti sei fermato a vedere neanche la vetrina. Non hai bisogno di niente, in ogni caso non sai neanche cosa venda.

Non so cosa sia stato, come sia successo. Ho incontrato il suo sorriso gentile, un’accoglienza discreta e uno sguardo brillante. Quella ragazza con il grembiule nero si è messa a parlare con me, ha cominciato ad aprire scatole di latta con etichette colorate. Mi ha chiesto di annusare e indovinare. Una giovane speziale, o forse solo una moderna alchimista.

Ha iniziato così, con un piccolo gioco. La scoperta che quelle foglie di the essiccate avevano un loro profumo, una vita propria.

Ed è là che mi ha raccontato di quanto sia importante tornare a casa dopo una giornata faticosa e aprirsi una propria bolla. Una scatola di the per scegliere il profumo con cui raccontare la nostra giornata, o quello che auspicavamo alla nostra serata. Una piccola coccola meritata.

Sono uscita da quel negozio con tre scatole di latta, un sorriso sulle labbra e una infinita gratitudine per quella ragazza che mi aveva regalato un piccolo momento di pura attenzione.

Ecco, qualcosa era effettivamente cambiato e niente sarebbe stato più come prima. Forse meglio, forse solo diverso.

E forse avrei cominciato da lì, da una scatola di the e la promessa di un tempo nuovo per me.

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